Cari amici, nell’estate del 2026 ho visitato il Deutsches Museum a Monaco di Baviera in Germania che si trova su un’isola tutta sua: infatti, l’indirizzo è Museuminsel 1 (Isola del museo 1). Devo dire che ancora una volta i tedeschi hanno cercato in tutti i modi di rendere la vita difficile a noi disabili e forse stavolta ci sono riusciti.
Tanto per cominciare, per evitare il traffico e l’affollamento alle casse sono partito la mattina presto di domenica programmando accuratamente tutto il percorso. Probabilmente devo aver sbagliato i conti, per cui sono giunto davanti al museo che non erano nemmeno le 5 del mattino ed ero l’unica persona nel raggio di km. Eppure il fuso orario è lo stesso… Il traduttore istantaneo del mio smartphone mi ha comunicato tramite display i commenti dei piccioni nei dintorni che mi hanno visto: “Tu sei fuori di testa”, “Che cavolo ci fai qui tutto solo a quest’ora…”, “Sfigato”… e via dicendo. C’era anche un piccione emigrato napoletano: “Chill’è tutt scem”. E vabbe’, ma intanto ho trovato tutti i parcheggi liberi che, per fortuna, non erano segnalati in alcun modo, se non quando te li trovi davanti girando a caso.

Si noti che questo, che è il più grande museo al mondo sulla scienza e sulla tecnica, ha ben tre posti auto per disabili, tutti allo scoperto: sono troppi, ne bastava uno. Infatti la mia auto era l’unica posteggiata lì, sia all’ingresso al mattino che all’uscita il pomeriggio. Il motivo deve essere che in Germania non esistono i falsi invalidi e questo trova conferma nella grave carenza di posti auto per disabili anche nel centro della città. Consiglio ai falsi invalidi italiani di non risiedere in Germania, altrimenti guarirebbero istantaneamente.
Dopo un’attesa di 4 ore, surreale poiché non c’erano code, ho montato il Triride e sono entrato in museo : mi hanno applicato senza discutere la tariffa ridotta non per la mia disabilità, ma per la mia faccia da superstite disidratato miracolosamente sopravvissuto ad una traversata del deserto in groppa al suo fido cammello…

Se volete perdervi nell’immenso e articolato labirinto di sale espositive, non prendete i depliant con le mappe disponibili in gran quantità all’ingresso e anche altrove

La cosa più divertente penso fossero gli ascensori: la differenza tra piano 0, 0+ e 0- non era chiara, ma io che ho il gruppo sanguigno A+ ho capito subito di essere fuori posto e sono uscito immediatamente. Tra l’altro non tutti gli ascensori portano a tutti i piani, dovete scegliere prima l’ascensore giusto e non ci riuscirete al primo tentativo.
Tutti gli oggetti esposti hanno la doppia didascalia in lingua tedesca e inglese, alcune hanno anche il giapponese. Nessuno ha la lingua italiana, eppure c’erano tanti visitatori italiani e nessun inglese: la nota avversione dei tedeschi verso gli italiani è palpabile perfino qui. Ok, forse i tedeschi sono migliori di noi, ma noi siamo più belli (hi hi hi).
Osservando poi le varie attrazioni ho avuto talvolta l’impressione che qualcuno mi spiasse, poi ho realizzato che mi trovavo nel reparto dei robot antropomorfi…

Per visitare alcune zone è necessario avvalersi dei sollevatori chiamando il personale premendo l’apposito pulsante. Il Triride ci sta giusto giusto, se avete una carrozzina corazzata tipo portaerei lasciate perdere. La salita è così lenta che nel frattempo il Voyager 1 avrà già oltrepassato perfino la costellazione della Gazzella…


Ad un certo punto ho fissato lo sguardo in alto e… non so se fosse un’attrazione prevista, ma a me sembrava solo una presa per il culo.

Nel salone degli aerei non dovete spostarvi e potete stare tranquilli: il tabellone delle partenze mostra che l’enorme trimotore non sta decollando, poiché il volo è in ritardo.

Ogni sala era dotata all’ingresso di una mappa tattile per i non vedenti, ma ho notato che alcuni di non loro non la toccavano e preferivano andare alla cieca…
Poi ho visto esposto il famoso “binario”, simile a quello che mi hanno piantato nella schiena: così finalmente si capisce perché gli ho dato quel soprannome.

A metà giornata mi sono fermato a pranzare nel ristorante self-service sulla terrazza del museo. Era molto affollato e mi sono messo in coda: nessuno mi ha spinto o maltrattato, che strano… Era gestito da paki (cercate voi in rete cosa significa) e quindi vi lascio immaginare la qualità del cibo. Visto il costo esorbitante delle bevande ne ho volentieri fatto a meno. Una bella e gentilissima donna orientale mi ha portato il vassoio al tavolo, più per la mia faccia da disperato che per mia effettiva necessità. Poi ha osservato il mio Triride e, credendomi molto ricco, mi ha chiesto quanto costa: mi ha confessato che da loro costerebbe almeno 4000 Euro. Quando le ho detto che io non ho pagato nulla perché ai disabili gravi come me ci pensa lo Stato Italiano, ha cambiato di colpo l’atteggiamento ritenendomi un poveraccio e donandomi subito dell’acqua come ad un mendicante assetato. Sono stato contento, perché ho avuto la conferma che economicamente i tedeschi stanno passando un brutto periodo e i primi a subirne le conseguenze sono i disabili, proprio come da noi…
Poi c’erano anche varie sale dedicate alla musica, ma in uno stand in particolare non mi sono soffermato perché non volevo trombare.

Infine ho lasciato per ultimo il reparto all’ultimo piano dedicato all’agricoltura, ma mi sono soffermato poco poiché era quasi la fine (la mia, non quella della visita); infatti, volevo esser certo che in caso di bisogno mi portassero giù con il trattore.
Anche stavolta non ho trovato barriere architettoniche: i servizi segnalati sono tutti accessibili, quelli non segnalati per disabili non lo sono, ma questo lo capirebbe anche un bambino scemo. Non posso rimarcare null’altro, se non la solita noiosa efficienza tedesca che tanto meraviglia (e infastidisce pure) noi italiani abituati ad approssimazione, fancazzismo e sperpero di denaro.
Voto: 1 gradino.